Quelle due kilocalorie in più che sono in meno..

Proviamo un esercizio di pura speculazione intellettuale. Lo andremo a chiamare “la rivoluzione dolce”. Facciamo per esempio che da domani tutti noi ci svegliamo dieci minuti prima per cercare un posto alla nostra auto che non sia sulle strisce o su un passaggio (uno dei pochi) per disabili. Vediamo se tanto basta per non farci fare multe da ausiliari del traffico. Traffico che permette il sopravvivere degli ausiliari medesimi. Ergo ausiliari di loro stessi. Vediamo inoltre se cambia qualcosa nella nostra giornata investendo due kilocalorie nel cercare di non sbranare il nostro interlocutore-vicino-cliente-superiore. Vediamo se a conti fatti, malgrado un primo momento in cui forse non sarà così, il nostro livello di stress non finisca per diminuire. Almeno nel lungo periodo. Perchè.. sapete.. non è che dobbiamo per forza stirare le zampe a quarantanni vittime di un infarto. A questo punto ci starebbe bene anche il pane fatto in casa e il sugo come lo faceva la mi nonna, ma rendendomi conto che il traffico di cui sopra ci frega un paio di ore al giorno di vita anche qui il nostro investimento iniziale potrebbe risultare molto oneroso. Tuttavia alla lunga pagherebbe perchè stanno già pagando i nostri figli una alimentazione fatta di merendine, succhi di frutta, pizzette e pasti fuori orario. E non ci si faccia ingannare da libri  e trasmissioni in voga dove si spiega come rendere alta una cucina a base di surgelati. Ma poi si finirebbe per parlare di come alla lunga convenga pure fare la spesa dal contadino -e ci sono, sissignore- piuttosto che in un super iper mega dove la frutta e la verdura stazionano x tempo dopo aver passato molto altro y tempo in cella frigorifera. Continuando l’esperimento ci si renderebbe conto che tutti i nostri sforzi naufragherebbero miseramente qualora la nostra lungimiranza incontrasse chi sdraia foreste per fare autostrade. O renda difficile anche il solo farsi una cultura  indipendente. Ma. Ma il cambio delle regole del gioco avviene anche e soprattutto perchè siamo in un mondo dove tutto si compra e si vende. Dove si spostano miliardi e si rivedono scelte nel momento in cui gli acquirenti smettono di comprare. C’è l’espressione diretta della volontà popolare ed è quella che si fa nell’urna refendaria -e solo in quel caso- e quello indiretto che si fa tra gli scaffali del supermercato. Attenzione però, lo stato delle cose non è scemo e tra le scelte sugli scaffali mette solo roba che va bene a lui, che permette il suo sopravvivere. E’ quando uno va fuori, esce dal ristorante, beve l’acqua di rubinetto, che i conti smettono di tornare. Fino a quel momento lo stato delle cose non muta. E’ come l’aquilone. Svolazza nel cielo e tutti guardano lui, ma è giu a terra che si tirano i fili. E’ giù a terra che se la mamma chiama che è pronto in tavola si molla tutto. Essere delle pile fa incazzare ma esserne coscenti cambia qualcosa. Cambia che se decidi domani di staccare il morsetto la tua energia te la spendi per te. Invece di andartene al cinema a cadenza mensile (perchè uno studio di marketing ha deciso che il tal film non può uscire a ridosso di quell’altro) organizzi una serata tra amici. E i conti smettono di tornare. Invece di comprare la merende di tuo figlio perchè dentro c’è il gadget che adrà a finire tra tre mesi dritto nella pattumiera, gli fai pane burro e marmellata perchè cresce meglio e quei soldi te li tieni. E a te i conti cominciano a tornare. Facciamo per esempio che se uno parlando esprime un parere miope su dove sta andando ‘sto paese uno glielo dice che forse è il caso di aprire gli occhi. Gentilmente e nel ripetto dell’altrui opinione, ma glielo dice. E non pensa “tanto così fan tutti”, perchè è proprio pensando ‘ste stronzate che un posto così bello è diventato così brutto. E lo abbiamo fatto noi. Facendoci lobotomizzare da merendine, veline, calcio strapagato, case stravalutate (che però l’affitto è da poracci – quando poi i veri ricchi tra un pò saranno quelli che se lo potrarno ancora permettere), mp3, mp4, mp quel che vuoi tanto dentro ci ascoltiamo musica usa e getta, macchine digitali che ci fanno il bilanciamento del bianco levano gli occhi rossi e scattano 3-5-8 fotogrammi al secondo. Che diventiamo tutti Newton! E non buttiamo nulla. E giù a comprare sistemi di archiviazione per foto che non guarderemo più e di cui non ricorderemo l’esistenza. Basta. Magari adesso basta. Adesso, magari -e come si diceva solo per puro esercizio intellettuale- prendo un libro (vecchio-non spinto-non di moda-non da blog) e me lo leggo. Ci butto sotto una colonna sonora da vinile e la ascolto (davvero) con tutti i sfruscii e recupero quelle kilocalorie che ho investito stamane per trovare un parcheggio che non abbia costretto nessuno a rischiare la vita. Che alla fine vale più di così.

2 pensieri su “Quelle due kilocalorie in più che sono in meno..

  1. Grande Fratellone! Lo avevo visto su FB qualche tempo fa. Se non hai paura di farti il sangue amaro ti consiglio un bel libro di Fred Pearce "confessioni di un eco peccatore" edito da Edizioni Ambiente. L'autore illuminato sulla via di Damasco apre l'armadio e si chiede cosa c'è dietro le sue cose, dalla manifattura al loro smaltimento. Nella migliore delle ipotesi disegna uno spaccato 'poco patinato' del sud-est asiatico 🙁 Un abbraccio.

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