Farsi prendere per mano per attraversare la strada..

Alla fine l’ho pensata così. Non che io creda che ‘sto governo non sia rappresentativo dei “poteri forti”. Non è questo. Non lo sarà meno di quello che va a sostituire. Che agli esordi doveva far marciare la locomotiva Italia finalmente secondo i dettami dell’efficacia e dell’efficienza. Come una vera grande azienda. Dove le persone, i cittadini, i lavoratori si sentissero parte di un progetto più grande (quelli del nord -con quello loro “piccolo” di progetto-  come quelli del centro e del sud). Dove il premio per tutti erano le partite del Milan e i talk show e i decoder di ultima generazione e l’offerta del multicanale. Dove avremmo ottenuto la parità di trattamento tra alunni delle scuole private e quelli delle scuole pubbliche (avvantaggiati questi ultimi da anni di elargizioni al sistema Scuola come le meravigliose infrastrutture sparse in Italia stanno a dimostrare – e mi mordo le mani per non citarne almeno una .. ). E non dimentichiamo -NON DIMENTICHIAMO- il sogno dell’indipendenza energetica. Non credo che il primo pensiero di questo governo non sia rassicurare gli investitori internazionali. Non credo che se ci sarà da rinforzare e puntellare non sarà il sistema bancario e finanziario a beneficiarne. Non credo questo. Ma voglio credere una cosa. Voglio credere, e lo voglio fortemente, che sia un governo che conosca almeno a grandi linee l’importanza di quello che si chiama mercato interno. Certo vorrebbe a quel punto dire che darebbe la giusta importanza alla capacità di spesa dei suoi cittadini, dei suoi “governati”. E di lì ad una qualche politica di redistribuzione della ricchezza il passo è breve e consequenziale. Ecco. Non è che uno si aspetti tutto insieme bonifici a cascata nei conti correnti di tutti coloro che hanno un stipendio minore di tot euro al mese. O che non lo hanno affatto. Ma mi piace sognare di una conferenza stampa in cui si ammetta il reale dato sulla disoccupazione in Italia. Del dato depurato dai contratti a tre mesi, a sei mesi, a un anno. Mi piacerebbe che almeno si avesse la faccia tosta di presentarsi e ammettere che ad entrate incerte corrispondono uscite incerte, e quindi consumi incerti. Questo vale per la ragioneria di qualunque stato figurarsi per casa mia. Sogno inoltre che almeno si metta mano a quei privilegi che renderebbero ancora più odiati i sacrifici della povera gente. E che lo si facesse in maniera retroattiva. Sogno che non si dica non aumentiamo le tasse e poi  le scuole sono fatiscenti e allora paghi quelle private, e poi le strutture comunali sono fatiscenti o pericolose e allora paghi piscine e cyclettes. Non sono tasse anche quelle? Non si riduce anche così il potere d’acquisto? Il massimo sarebbe il coraggio di rimediare ai torti. Rimediare al destino a cui sembra destinata la scuola pubblica, magari -MAGARI- controllando ogni singolo euro investito, ma  crederci ancora. Il massimo sarebbe il coraggio di non sprecare ancora soldi per professionalità inesistenti, consulenze inesistenti, sedi decentrate inesistenti, missioni inesistenti. Siamo un popolo capace, se serve, di risparmiare. Ma non per vedere gli altri spendere il nostro sacrificio. Chi è capace di risparmio non indugia facilmente nello spreco. Nè tantomeno lo tollera. Ecco. Alla fine forse sarebbe sufficente che si smettesse di sprecare. Forse sarebbe sufficente un manipolo di anziani e severi professori troppo noiosi per essere tentati da facili lusinghe; e che messi davanti a faccendieri e intrallazzini opponessero il rigore della funzione pubblica, della legge e del bilancio. Governanti slegati dal “io ti do questo se tu mi dai quello”. Che fossero estranei anche solo per un breve periodo alle logiche dei salotti e degli inciuci. Che valutassero con occhio attento la rete di collaboratori che sopravvive da anni e sopravviverà a questa legislatura. Che anche solo per un breve periodo faccia vedere alla gente cosa si può fare per loro con una seria e trasparente gestione dello Stato. Che poi la gente se lo ricorda. Ecco. Certo, è un pò farsi prendere per mano per attraversare la strada, lo so. E so anche che lascia un sapore triste in bocca. Poi, ma questa è un’altra storia, arriverà forse la possibilità di sceglierci i governanti. Per ora no. Non siamo abbastanza adulti.

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