Il carattere remissivo..

 

Nuovamente
l’occasione la crea la pre-adolescente. E così mi ritrovo a
peregrinare nelle diverse, limitrofe, istituzioni scolastiche di
secondo grado. Perché Istituti e Licei non piaceva più. Così out.
Re-styling quindi, ma il controsoffitto casca sempre. E non lo fa in
un modo nuovo. Più fashion. Ma sempre seguendo l’inossidabile legge
di gravità.
Dall’alto
verso il basso.
Ma
tant’è..
Allora
trovi il muro scrostato. Il cantiere in corso (che è già buon
segno..). Etc, etc.
Tuttavia
dopo poco ti assale la consapevolezza che un tale scenario -in alcuni
posti più che in altri- non lo puoi avvicinare a quelli di guerra..
che so.. Afganistan o giù di li, se non fosse per l’assedio cui sono
sottoposte le truppe. Ecco, in quello il paragone calza a pennello.
Truppe sempre con meno risorse e sempre più centellinate.
Passatevi
la borraccia ed un sorso a testa. Che gli ufficiali prima di voi han
fatto il bagno.
E mi
diventa chiaro che se anche ci fosse stato un progetto a tavolino per
crescere generazioni di piantine di basilico invece che teste
pensanti, questo probabilmente è destinato a fallire.
Forse c’è una
possibilità.
Il “forse” ce lo metto perché è tutta italica la
capacità di perdere la partita vinta. Ma ho una speranza.
E mi
sento di ringraziare proprio il Conto Pubblico e la sua triste
miseria. Che ha sparigliato. Imprevisto.
Quindi
il corpo insegnante nel mio immaginario si trasforma in quei
missionari in Africa che sotto 730 appaiono magicamente sul domestico
schermo per via dell’ 8×1000.
E
poi scompaiono. Ma
solo dagli schermi.
Il
corpo insegnante che schivando bordate di “scialla” e “stacce
prof”, ogni giorno al mattino probabilmente si fa domande che
restano senza risposta.
Corpo
insegnante che, grazie al movimento longitudinale dell’età
pensionabile, diventa sempre più agèe.
Ok.. forse non si rinnova. Forse non prepara le generazioni per
le sfide future.
Ma..
un futuro come lo stiamo costruendo ora più che una sfida sembra
un’estrema unzione. Quindi una buona istruzione non è che aiuterà
molto. Semmai un rosario. Una prece.
Ma..
se invece cediamo ad un insano ottimismo potremmo affermare che
l’insegnante medio è, grazie a Dio, figlio non di questa generazione
di buffaroli ma di quella precedente; che un po’ la fame l’ha vista, se non l’ha fatta. E magari coi soldi altrui, il Paese l’ha pure ricostruito.
E
tutta una serie di valori, di esempi, di racconti, di vissuti, può darsi che
in minima parte riusciranno a superare gli auricolari, le app, le
omogenee plastiche borse.
Magari colpiranno la curiosità di uno su
dieci. Forse anche uno su cinque.
E riusciremo a saltare una o due
generazioni e tirar su della gente pensante.
Come
un carattere remissivo.
Come
i capelli biondi.
Che
li aveva tuo nonno ed escon fuori a tuo figlio.

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