Come goccia d’olio nell’acqua…

L’altra sera vado a letto con la notizia di un camper dato alle fiamme. La notizia di tre donne morte. Due bambine.

Ieri erano 40 anni dalla morte di una ragazza in un corteo. Proprio qui a Roma.

Oggi leggo un articolo del Washington Post.  È della settimana scorsa e fa un resoconto abbastanza nitido e crudo delle violenze da cui scappano i tanto temuti migranti. Violenze di cui parliamo e scriviamo ma che se capitasserro a chiunque di noi determinerebbero certo gesti estremi.

Come salire su un barcone e sperare. Sperare in qualunque cosa ci sia al di la del mare.

Solo che le violenze non capitano.

Le violenze vengono commesse. O si permette vengano commesse.

La violenza, il gesto violento, il gesto finale solo da alcuni non viene completamente compreso.

Che se lo capisci, se ti immedesimi con chi lo subisce poi come fai poi a compierlo?

A volte è quindi conseguenza infelice di azione infelice nata da mente infelice.

In altri casi è proprio scentemente compiuto. In altri casi dietro c’è l’odio.

Perché sul cuore umano cala a volte questo velo nero che non risparmia nulla? Neanche i bambini?

Neanche popolazioni già sofferenti?

La violenza è figlia di altra violenza. E si perpetua nei secoli perché la voce alta, le percosse, le minacce è l’unica lingua che conosce.

E di fronte ad un sorriso, all’amore per l’altro, non ha altri mezzi se non riportare la discussione su di un percorso, un binario, noto e sicuro.

Piegando la distrazione.

Eliminando la distrazione.

Non fare ad altri ciò che non vuoi venga fatto a te, è stato detto.

Risolvere il problema prima che sia tale. Ognuno tra se e se.

E poi tutti, ma proprio tutti a pensarla così.

Che il violento sia messo in un angolo.

Che se prendi in giro un ragazzino per il suo peso non verrai preso in giro a tua volta, questo no, ma io sono libero di passare il mio tempo con chi voglio… E sfiga con te non ci esco. Non ci voglio avere a che fare.

Come dici? Tutta la scuola non ci esce? Eee.. so problemi.

Che se durante un corteo spari, ti si forma un cerchio intorno. Come una goccia d’olio nell’acqua.

Che se spari da una finestra poi ci sia la fila per testimoniare.

Ecco. Una cosa così.

Ma io sogno.

Ma un po’ ci credo che come il gesto violento nasce dentro una persona e dentro una persona trova le sue assurde giustificazioni, così lì puo morire.

O in altra persona può nascere il desiderio di opporvisi.

Io ci credo.

Intanto la gente muore, ed è violentata, ed è piegata… Ma magari tu che leggi questo domani ti indignerai mentra accade e ti opporrai.

Risoluto e fermo. Guardando negli occhi. Che è il violento quello che ha finito gli argomenti.

E magari insegnerai il rispetto.

Sarai esempio.

E magari un sorriso mentre ti tagliano la strada sarà cosa che ti ritornerà decuplicato.

Sarà cosa che l’altro non si aspetta.

Vai. Vai pure.

Quello col problema sei tu. Nel mio cuore la prepotenza oggi non c’è.

Ed io non sarò occasione per la tua.

Cosa nuova, eh?

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