Recensioniconlaciabatta: William Finnegan – “Giorni selvaggi – una vita tra le onde” – ed. 66th and 2nd

Sicuramente un “vero” libro sul surf. Quello da onda. Quello che si fatica per uscire a largo, per prendere l’onda, per stare sulla tavola, per ricominciare tutto da capo.

Non un libro, quindi, che trae pretesto da questo sport per poi parlar d’altro. Di relazioni umane, come di viaggi.

Quindi, anche se nelle prime pagine se ne spiegano i rudimenti ed i termini tecnici, dopo poco questi si danno per acquisiti.

Come si da per acquisita una certa empatia con il protagonista ed il suo grande, incontenibile ed apparente illogico desiderio di viaggiare intorno al mondo alla ricerca di onde. Alla scoperta di onde.

Colpisce positivamente l’autocritica latente sui metodi razionali per trovare sempre nuovi “spot”. Quando poi spesso è stato il fattore umano (le “dritte” della gente del posto come dei viaggiatori di passaggio) quello che ha regalato le più appaganti scoperte.

È libro, a mio parere, sicuramente ben scritto. Soprattutto nel tratteggio del percorso personale del protagonista, sempre in bilico tra il lavoro di giornalista e la sua grande passione.

Trattandosi di una autobiografia la narrazione si fa, col passare degli anni, più intimista. Meno divulgativa.

Ma sono proprio gli ultimi capitoli quelli che ragalano le pagine migliori. Nel tratteggio di certe fredde mattine sulle coste newyorkesi. Nella terrorizzante maestosità di certi muri d’acqua a largo del Portogallo.

Nell’ineluttabilità dell’età che avanza e dei tanti compromessi subito dietro.

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