Iviaggidellaciabatta: Lisbona – l’Avana de noantri.

Flash in ordine sparso da Lisbona. L’Avana de noantri.

Ne ha quasi la stessa decadenza ma non la stessa dittatura ed una certa (reale) speranza di uscire dalla sua crisi.

Strisce pedonali.

Vale per tutto il Portogallo che ho visto io. Ma a Lisbona colpisce un po’ di più. Se a piedi sei sul ciglio della strada in corrispondenza di strisce pedonali semplicemente il traffico si ferma. Si presume tu debba passare. Nessun semaforo necessario. Si sa che vieni prima tu a piedi, poi gli altri. Se ti ci fermi un attimo per leggerti la tua guida o consultare la mappa ecco, magari, poi chiedi scusa alle macchine ferme.

La metro.

Poche pochissine linee ma le stazioni sono quanto di più essenziale mi sia capitato di vedere. Ampie magari più di quel che servono ma giuste. Funzionali. Pulite. Poche cose ma fatte bene. Ritardi, ovvio, non è la Germania. Ma comunicati. In generale un senso di “potevamo solo questo e questo abbiamo fatto”.

Aria rilassata.

Così rilassata che il giapponese mi sceglie come suo interlocutore e guida quando passo davanti a lui scendendo dal famoso tram 28. Mi porge la domanda della vita “la prossima è Barrio Alto”. No. Amico , sei completamente fuori strada. Sono certo di poche cose come del fatto che stai sbagliando direzione. Ma la gente spinge e io non posso dirti dove andare. Cosa fare. E tu “Va bene lo stesso. Grazie, davvero.” E sorriso.

Signora portoghese buste della spesa telefonino al collo urla sul tram.

Lo fa per avvisare tutti che c’è una ladra. Che l’ha vista mettere le mani in una borsa. Di un giapponese -no, non tu, tranquillo continua a cercare il Barrio sulla tua mappa-. E indica una signora. E gli sta addosso. Non la molla. Non capisco tutto quello che dice ma si agita sempre di più e lo fa in inglese stentato Che tutti sappiano. Non so se sia vero ma capisco che ci tiene non si pensi che i portoghesi siano ladri.

Un piccolo ristorante che forse è troppo definire tale.

Praticamente una stanza tutta tappezzata dagli elogi dei clienti. Soffitto compreso, tanto è basso. Pennarello nero su muro bianco. Due o forse tre fornelli elettrici. Una dispensa ed un mobilio da cucina come forse mi è capitato di vedere sono nei camper. Ovviamente tutto rigorosamente a vista. Uno spazio esterno ricavato grazie ad una pedana che si oppone, strenua e perdente, alla pendenza di uno dei vicoli più nascosti dell’Alfama. Stiamo tutti molto stretti e quindi ci conosciamo tutti. Chi dall’Italia, chi dalla Grecia e chi dalla Germania.  E chi è di qui. Ce la mettono tutta coi pochi mezzi a disposizione. E non ci sarebbe tanto la storia se non fosse che te ne accorgi da subito  che gli dispiace che non possono offrirti di più.  E mi colpisce che si diano il cambio per continuare a girare il riso e fagioli neri sul fornello. Che sennò si attacca. Che neanche la polenta taragna.

Enoteca sotto il Castello.

Cortesi mi fanno assaggiare due vini sella regione dell’Alentejo prima si mescerne un calice. Al tavolo di fronte al mio una coppia di giapponesi. Il cameriere/gestore raggiunge vette di pazienza che non riesco a concepire neanche come idea. Figurarsi nella realtà. Dopo 30 minuti decidono per un bianco. E non paghi vogliono farsi una foto con le due bottiglie che hanno superato tutte le fasi, fino a quella finale, della loro personalissima selezione. E lui sorridendo non si scompone di una virgola. E lascia fare.

Una città di mare.

Ma che non ti accorgi che è di mare fino a quando non lo vedi. Che ad un certo punto i viottoli si aprono in una piazza ed a sorpresa lui ne è uno dei lati. Magari sotto il livello della strada. Nascosto insomma. Placido anche se di Oceano si tratta. Con un vento teso, soprattutto la sera. La sera coi suoi colori  sbiaditi e le luci arancio che rendono questa città bellissima. E tutti che passeggiano verso un qualche dove. E le pastelaria (una sorta di bar/pasticceria/forno) con le voci da dentro e la gente seduta ai tavoli fuori. La gente del posto, più che altro. Che il turista prende e porta via. Ed in alcune il turista neanche entra. Che non sono curate ed accattivanti. Le conversazioni fitte in quella bella lingua strascicata che è il portoghese.

Poi tramonta.

E sul castello sventola tesa la bandiera.

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