Iviaggiconlaciabatta: Algarve/Costa Vicentina – Il paese a 70 km orari.

Stavolta é diverso.

Stavolta vi dico perché ci dovete venire qui.

Non solo, penso sia il modo giusto di fare una vacanza. Il giusto modo, ogni tanto, di staccare la spina.

Ma prima vi dico cosa non fare.

Non dovete pensare ad una vacanza di mare di quelle col lettino. Non che queste siano di per sè sbagliate, ma in questa parte dell’Algarve (Costa Vicentina) è quanto di più fuori luogo si possa pensare.

Semplicemente non cercate stabilimenti balneari perché non ve ne sono, se non pochissimi. Portate sì il vostro telo ed il vostro ombrellone ma la bellezza sta’altrove.

Non pensate poi ad una vacanza dove sia piú importante quello che fate che dove siete. Quindi cruciverba e beach tennis. Quindi pranzi di grigliate di pesce e cene in pizzeria. Orologio alla mano per vedere quanto manca alle une ed alle altre.

Non che manchino (anzi) le possibilitá di fare le une e le altre.

È che non è per quelo che siete qui. Siete qui per un ritorno alle origini. Alla semplicità.

Se guardate ancora meglio siete qui per voi.

Come te ne accorgi? Facile. Guarda quello che ti sei portato dietro e guarda quello che tutti quelli intorno a te stanno usando. O indossando.

È un posto in infradito, questo qui.

Dove una persona su quattro vive dentro un furgoncino e lava i suoi panni nella grandi lavatrici a gettone fuori dai supermercati o dai distributori. È un  posto dove in pizzeria ( rare ma anche buone) ti capita di vedere in composta fila per un tavolo la coppia di surfisti sfattoni ( scalzi, lui costume e felpa lisa, lei costume e pareo a mó di vestito) e la famiglia maglioncino e polo griffata. E puoi pensare che quelli fuori luogo siano i secondi.

Ma va bene lo stesso, tutti accolti e tutti amati.

‘Sto paese é semplicemente magico perché é magica, in una maniera appunto semplice, la Natura che qui ha preso casa.

Non ci sono le colline lussureggianti di certa Toscana. La poca rada vegetazione prima delle dune a picco sull’Oceano, continuamente sferzata dal vento, è principalmente composta di arbusti e piccoli alberi. Ed è pascolo per centinaia di capre, mucche e cavalli.

E sono colline dolci. Mai uno strappo. Mai un’impennata.

L’Oceano no.

Lui te lo ricorda appena può con chi hai a che fare.

Poi lo senti sempre. Dovunque ti trovi ne senti la voce. Potente e profonda.

Quando ti ci trovi davanti poi ti regala sempre la sensazione che sa fare di più. Se ci sei dentro la sensazione diviene certezza. Come a dire: se vuoi entra ma sono io che ti lascio fare.

E ‘sta cosa ti rimette al tuo posto, c’è poco da fare.

Qui é Parco Nazionale e gli uomini hanno creato piccole comunità ai margini. Un po’ isolate subito nell’entroterra. Credo sia proibito costruire più di tanto ma se non lo fosse credo anche che più di tanto non si sarebbero avvicinati.

Le scogliere, d’altronde, franano. Non c’è spiaggia in cui non appaia il cartello di pericolo a starci troppo sotto.

Metafora della vita come poche.

Poi c’è il vento, che soffia sempre. Ma non ti rende stupido. Non ti soverchia. Ti fa compagnia. È vento buono questo e l’uomo lo ha capito sfruttandone la forza e la costanza con pale eoliche.

Non andate in albergo. Non affittate una camera così da mangiare fuori tutti i pasti.

Se potete affittate una casa. Fate la spesa coi portoghesi, gente bellissima. Povera e fiera.

E levate. Levate sempre di più.

Meno confezioni. Meno sprechi. Meno esigenze.

In ogni spiaggia decine di secchi. Perché, come dicono qui, “una spiaggia pulita vuol dire onde pulite”. Docce brevi per non sprecare acqua. In spiaggia chi mangia nell’unico ristorante è minoranza. Tutti con la frutta (o altro) da casa.

Una delle spiagge migliori per il surf (facile) e per le famiglie -che le due cose coincidano è quasi miracolo- potrebbe tranquillamente essere organizzata in uan decina di stabilimenti.

Ed invece è tutta libera.

Con soli due venditori ambulanti (uno di panini ed uno di paste dolci) che dalle 10 alle 17 fanno avanti ed indietro.

Fine. Non uno di meno non uno di più.

Che non serve, appunto. E questo vale per praticamente tutte le spiagge della Costa Vicentina.

Quando non c’è proprio nulla. E allora sono le più belle.

Tu e l’Oceano.

Chiedi permesso ed entri. Come  fanno le persone bene educate.

L’acqua è fredda. Ma fredda vera. Ed anche quella va bene così.

Per chi sa di cosa parlo è un po’ come la discesa/salita per accedere al lago di Martignano, vicino Roma.

Seleziona l’utenza.

Quando entri in acqua la prima volta ti si ferma il respiro, il battito e pure il pensiero. Poi ti dai al surf solo per poter indossare la muta (ma mica sempre basta, dai retta a me).

Quindi ricapitolando. È un posto che ti accoglie. Dove ti basti per quello che sei. Dove la Natura ti osserva e si lascia osservare.

E dove sei rimesso al tuo posto.

Un luogo, questo, che ti farà dono di vere e proprie epifanie, se ci verrai semplice.

E che ti userà il rispetto che tu userai per lui.

Se ti pare poco…

Nota a margine sul surf: non ti avventare, o viaggiatore, sui cento e più surf-shop che trovi in zona. Per comprare costumi e ciondoli e roba in genere.

Per poter sembrare.

Il surf è essenzialità. E si fa con una tavola e basta.

Non con portafogli griffati e t-shirt con loghi in bella evidenza. Che ti dovrebbero pagare per indossare e fargli pubblicità.

Spendi piuttosto quei soldi per delle lezioni ed entra in acqua. Senz’altro meglio.

Poi quando, e se, prenderai la tua prima onda capirai probabilmemte tutto in un attimo.

Nota a margine del margine: 70 km orari è la velocità di crociera che per lo più si tiene sulla strada che corre lungo la Costa.

La velocità dolce per poterti godere ‘sta meraviglia al giusto ritmo.

Con la giusta musica.

Ed il Sole che scende.

70, per me, è la velocità giusta.

Episodio che fai pace col mondo 1. La macchina non parte. Sei in un parcheggio tra le colline appena sopra la spiaggia. La macchina non la conosci. È affittata. Ed a tirarti fuori dalla merda con i salvifici cavetti è un surfista/accampato/sfattone. Il quale giusto il tempo di un ultimo morso alla sua pesca noce e di un bacio alla sua morosa (la vita è fatta di priorità) sposta pure la sua casa! E mette la sua batteria vicina alla mia. Ed io riparto. Due occhi azzurri che mi sorridono felici. Più dei miei.

Episodio che fai pace col mondo 2. Hai preso un onda e stai cercando di tornare a largo. Ma ne arrivano altre e ti si infrangono tutte in faccia. Ti si affianca una surfista/signora sui cinquanta. Capelli rasati e ossigenati. Piercing ad orecchi, naso e mento. Tatuaggi e muta azzurra (questo in effetti mi sciocca un po’). E ti dice di seguirla che un po’ più a destra la risacca permette l’uscita a largo. È una local non affetta da localismo (seria ed endemica patologia sulla quale mi riservo di esprimere un’opinione). Alla fine grandi sorrisi. Mentre il figlio pre adolescente chiude manovre che ho visto solo sulle riviste. Bellezza?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *